Le mudrā nella danza indiana

Bentornato/a, sei pronto/a a continuare il nostro viaggio insieme alla scoperta dei segreti dell’Odissi?
Oggi ti parlerò delle mudrā nella danza classica indiana, ma prima ti svelo una curiosità 😉.

Lo yoga danzato

Devi sapere che la danza (Odissi) è considerata uno yoga danzato e proprio come altri tipi di pratiche indiane ascetiche e meditative, è un mezzo di realizzazione e salvezza spirituale, il cui fine ultimo è il mokṣa, la liberazione finale dal ciclo samsarico di vita, morte e rinascita.

Non per niente nel repertorio odissi la danza che conclude uno spettacolo è proprio chiamata come questa condizione di beatitudine (mokṣa), in cui si abbandona la concezione materiale e mondana dell’ego per unirsi nella realtà ultima. 

Ma prima di perderci in concetti filosofici un po’ complessi, vediamo più nel dettaglio cosa sono e come vengono usate le mudrā in danza.

Il significato delle mudrā (nella danza classica indiana)

Le mudrā, letteralmente “sigilli”, nella danza classica indiana rappresentano un vero e proprio alfabeto. Tradizionalmente si contano 28 mudrā a mani separate (asaṃyutahasta mudrā) e 24 mudrā a mani giunte (saṃyutahasta) che combinate tra loro possono rappresentare oggetti, azioni, animali, personaggi reali o mitici. Le sottigliezze rappresentabili sono tanto vaste quanto lo è la natura umana e tutto ciò che contiene. Ognuna delle mudrā ha infatti un viniyoga di riferimento che enumera le applicazioni che si possono avere di tale gesto nella danza. 

Patāka

Per esempio patāka, la prima mudrā, letteralmente significa “bandiera”, ma nel racconto di una danza può essere usata in più di quaranta modi diversi, che possono indicare elementi naturali (la foresta, il vento, il fiume), azioni (tagliare, negare, camminare) e molto altro ancora. Come puoi immaginare, le possibilità sono infinite!

Mudrā e mokṣa

Qual è dunque il legame tra mudrā e mokṣa

La risposta ci viene data da uno śloka sanscrito che chiunque abbia a che fare con il mondo del teatro-danza indiano conosce bene. Si tratta di un inno tratto dal testo drammaturgico di riferimento, il Nātyaśāstra, e recita così: 

“yatra hastas tatra netraṃ
yatra netraṃ tatra hṛdayaṃ
yatra hṛdayaṃ tatra bhāvo
yatra bhāvas tatra rasaḥ”

Nātyaśāstra

Dove va la mano, va l’occhio.
Dove va l’occhio, va il cuore.
Dove va il cuore, va l’espressione (bhāva).
Dove va l’espressione, va il sapore (rasa).

Queste parole ci svelano come le mudrā, quindi le mani e i significati che vi attribuiamo, hanno il potere inequivocabile di evocare nello spettatore, tramite il loro utilizzo, quelle emozioni che permetteranno il raggiungimento del rasa, il godimento estetico che è l’anticamera del mokṣa

È un concetto un po’ complesso, ma non ti spaventare, adesso ti spiego meglio.

Cosa è il rasa?

Il rasa è “l’essenza” della performance.
Il fine ultimo della danza classica indiana. Così com’è descritto nel Nātyaśāstra, è proprio la capacità del/la performer di evocare il rasa ovvero di provocare un sentimento nel pubblico cosciente

Secondo il Nātyaśāstra, il rasa è prodotto da una combinazione di emozioni determinanti (vibhava) e conseguenti (anubhava), intervallate da emozioni transitorie (vyabhicāribhāva). 

I navarasa, i nove principali rasa, ovvero i sentimenti scaturiti dalla combinazione di queste emozioni, possono essere evocati grazie alla danza recitata, l’abhinaya, attraverso l’uso delle espressioni facciali codificate e delle mudrā.

Ti faccio un esempio di rasa:

se tra le emozioni determinanti troviamo una scenografia di luoghi intimi e personaggi innamorati che si muovono in un paesaggio primaverile, è molto probabile che le emozioni conseguenti siano sorrisi dolci e ammiccanti, insieme a particolari movimenti languidi degli occhi e delle labbra. Dall’utilizzo di particolari mudrā ed espressioni capiamo che Il rasa nel quale ci troviamo è quello dell’amore, śṛṅgāra.

Arriviamo quindi alla connessione che cercavamo sin dall’inizio tra mokṣa, la liberazione, e mudrā.

Per concludere, la danza recitata (abhinaya), e di conseguenza le mudrā, diventano il veicolo principale per il raggiungimento del rasa. Se l’artista sarà in grado di far assaporare allo spettatore il “succo” di ciò che è messo in scena, si raggiungerà quel godimento artistico che è anticamera della bellezza eterna.
Non è una cosa meravigliosa?

Ti lascio qui il link al reel di instagram con la riproduzione delle asaṃyutahasta mudrā, dove potrai assaporare un assaggio delle mudrā nella danza classica indiana.

Namasté
Shilpa


Credits foto Gaia HennArt

Shilpa Indossa Sari T-shirt Long Carta zucchero e Floral Legging Pervinca

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